Legami tossici: non devi arrivare a essere distrutto per proteggerti
03/11/2026 · Legami tossici, rispetto e confini personali

Ci sono legami che ci portiamo dietro per anni. Un amore, un’amicizia, un rapporto familiare, una persona con cui condividiamo ogni giorno il lavoro.
Legami nei quali, a poco a poco, abbiamo imparato a misurare le parole, a nascondere il disagio, a sopportare una battuta per evitare una discussione. Fino a pronunciare quella frase che sembra spiegare tutto:
«Ormai è fatto così».
E noi, nel frattempo, come siamo diventati?
Forse più silenziosi. Più insicuri. Sempre pronti a giustificarci, persino quando chiediamo soltanto rispetto.
Non ogni litigio rende tossico un rapporto. Le incomprensioni fanno parte delle relazioni. Ma quando l’umiliazione si ripete, i confini vengono ignorati e il nostro dolore diventa puntualmente un’esagerazione, qualcosa merita di essere guardato con sincerità.
Forse ciò che fa più male è cominciare a dubitare del proprio diritto di stare male.
«Sei troppo sensibile». «Stavo solo scherzando». «Dopo tutto quello che ho fatto per te».
E così, dopo aver subito una ferita, ci ritroviamo anche a doverla difendere. A spiegare perché brucia. A chiedere scusa per averlo detto.
Il peso continua anche dopo un incontro, una telefonata, una giornata di lavoro. Ci accompagna a casa, torna nei pensieri, ci fa ripassare ogni parola: «Avrò sbagliato io? Dovevo stare zitto? Come si comporterà domani?».
A volte finiamo per organizzare le nostre giornate intorno alle reazioni di un’altra persona.
Perché restiamo?
A volte perché vogliamo bene e ricordiamo com’era prima. Perché ai giorni difficili seguono momenti belli che riaccendono la speranza. Perché abbiamo paura della solitudine, di perdere uno stipendio, di sconvolgere una famiglia.
Perché abbiamo investito così tanto in quel rapporto che ammettere quanto ci faccia male sembra significare aver sprecato una parte della nostra vita.
E perché, dopo tanti anni, prendere le distanze ci sembra quasi un tradimento.
Dire «vattene» è facile quando non si devono affrontare le conseguenze.
C’è chi deve proteggere dei figli. Chi non ha ancora un’indipendenza economica. Chi il giorno dopo deve tornare nello stesso ufficio, nello stesso reparto, davanti alle stesse persone.
Queste difficoltà meritano ascolto. Nessuno dovrebbe essere giudicato perché non riesce ad allontanarsi subito.
Da dove si comincia, allora?
A volte da una frase detta finalmente senza sminuirla: «Questa situazione mi sta facendo male».
Poi dal raccontare ciò che accade a qualcuno di fidato. Dal riconoscere gli episodi che si ripetono. Dal cercare un sostegno, anche professionale, e costruire le condizioni per scegliere.
Anche un limite concreto può essere un inizio: «Se mi insulti, interrompo questa conversazione».
Quel limite ha bisogno di un’azione che possiamo compiere davvero. Sul lavoro può voler dire riportare il confronto sulle questioni professionali, annotare gli episodi e chiedere sostegno attraverso i canali disponibili.
Non sempre possiamo cambiare il comportamento altrui. Possiamo però cercare strumenti e alleati per proteggerci. Quando ci sono minacce, controllo o paura, è essenziale cercare aiuto e preparare ogni passo pensando alla propria sicurezza.
Gli anni condivisi meritano considerazione. Anche quelli che dobbiamo ancora vivere.
Possiamo riconoscere il bene ricevuto e ammettere il male che oggi stiamo subendo. Possiamo voler bene a qualcuno e aver bisogno di distanza. Possiamo aver sopportato a lungo e decidere che quella sopportazione non debba durare per sempre.
Non dobbiamo arrivare a essere distrutti per avere il diritto di proteggerci.
Proviamo allora a chiederci:
Accanto a questa persona riesco a essere me stesso?
Posso dire di no senza temere umiliazioni, ritorsioni o silenzi usati per punirmi?
Quando esprimo un disagio, vengo ascoltato oppure finisco sul banco degli imputati?
E proviamo a guardare anche il nostro comportamento: quando qualcuno ci dice che lo abbiamo ferito, sappiamo ascoltarlo senza ridicolizzarlo? Sappiamo chiedere scusa e cambiare ciò che continuiamo a ripetere?
Il rispetto si vede anche da quello che accade dopo un «mi hai fatto male».
C’è un legame nella tua vita in cui, per mantenere la pace, hai smesso di dare voce a te stesso?
Pasquale Fierro